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Il Sindacato dei Cittadini C.S.T. Modena e Reggio Emilia

8 marzo 2015 . L'impegno della UIL per l'uguaglianza

Data di pubblicazione: 08/03/2015 12:00
 
8marzo 2015: la disuguaglianza non paga
Dichiarazione di Maria Pia Mannino, Responsabile Nazionale PO e Politiche di genere UIL
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05/03/2015 | Sindacato. 

 

In questo 8marzo 2015, a venti anni dalla storica Conferenza di Pechino, sembra più urgente che mai  ribadire il fermo rifiuto delle donne della UIL  ad ogni forma di discriminazione e  ineguaglianza tra uomini e donne perché la “disuguaglianza non paga”.

 

Non paga in termini economici, perché il 15% del PIL potenziale non viene realizzato a causa delle discriminazioni nei confronti delle donne.

 

Non paga in termini di ricchezza pro capite, perché meno donne al lavoro vuol dire maggiore povertà delle famiglie.

 

Non paga in termini di democrazia perché la ancor troppo limitata rappresentanza femminile impedisce il rinnovamento della società, legandola maggiormente, se possibile, a stereotipi sessisti ritornati prepotentemente alla ribalta.

 

Non paga in termini di sicurezza sociale perché le discriminazioni, le molestie gli abusi di genere nel lavoro incidono in modo preoccupante sullo sviluppo potenziale della produttività nazionale, sulla possibilità di rendere maggiormente competitivo il lavoro, e gravano sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici con grave nocumento di una diversa e migliore organizzazione del lavoro basata su norme che riconoscono la parità tra gli individui, nessuno escluso.

 

Questo 8marzo deve poter dire alle donne e agli uomini del nostro Paese che qualcosa sta cambiando: non è infatti più il momento di ricorrenze da festeggiare o denigrare, secondo le diverse opportunità, ma è ora di bilanci e proposte concrete come quella di  riaffermare ovunque l’uguaglianza dei diritti nel rispetto delle diversità. In ambito lavorativo va abbattuta la disparità retributiva e salariale con strumenti  e progetti che favoriscano una effettiva uguaglianza tra lavoratori e lavoratrici, facilitando le progressioni di carriera per le donne e, conseguentemente, un miglioramento delle loro condizioni   economiche. Siamo del parere che una aumentata ricchezza delle donne non può che giovare all’economia generale del Paese.

 

Occorre anche ripensare  un welfare che non faccia esplicito affidamento sulle donne e sulle famiglie, solitamente quelle di più modeste condizioni o più povere ma,  tenendo conto dell’aumentata età delle persone e, contestualmente, dell’accresciuta fragilità fisica e sociale, promuova la nascita di servizi alle famiglie, alle donne, alle lavoratrici in quanto indispensabili per pensare un futuro dove la natalità non sia un problema ma una grande opportunità per l’umanità e, nel caso italiano, per evitare che il nostro Paese si trasformi rapidamente in una nazione di “vecchi”.