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Il Sindacato dei Cittadini C.S.T. Modena e Reggio Emilia

Filcams e Uiltucs contro l'accordo separato in Lapam

Data di pubblicazione: 19/03/2015 12:00

                                                                                                                                  

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MODENA 

comunicato stampa 19/3/2015 

LAPAM FEDERIMPRESA MODENA-REGGIO EMILIA: FILCAMS-CGIL E UILTUCS-UIL CHIEDONO IL PIENO RISPETTO DELL'ART. 36 DELLA COSTITUZIONE “IL LAVORATORE HA DIRITTO AD UNA RETRIBUZIONE PROPORZIONATA ALLA QUANTITÀ E QUALITÀ DEL SUO LAVORO”



Nel corso delle prossime settimane proseguirà la mobilitazione tra le lavoratrici ed i lavoratori di Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia, promossa da Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil, per contrastare i differenziali negativi, economici e normativi, tra il contratto Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia, firmato separatamente dalla sola Fisascat-Cisl, ed il contratto nazionale del Commercio/Terziario, contratto applicato ai lavoratori delle altre Associazioni Datoriali maggiormente rappresentative sulla nostra Provincia. 

Calcoli effettuati da Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil, prendendo a riferimento i minimi contrattuali generati dai rinnovi economici intervenuti dal 2006 al 2015 a seguito degli accordi Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia e Fisascat-Cisl, evidenziano come i lavoratori di Lapam abbiano visto crescere i loro mancati guadagni rispetto ai colleghi di pari professionalità impiegati sulla nostra Provincia. 

Nel 2015 un lavoratore inquadrato al terzo livello viene pagato da Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia circa 2.650 euro all'anno in meno rispetto ad un lavoratore di pari professionalità inquadrato al terzo livello con il contratto del Commercio/Terziario, differenziale negativo che a dicembre 2005 era pari a 1.200 euro, generando quindi un incremento delle perdite del 120%. 

Se si prende in considerazione l'indice di rivalutazione Istat nel periodo 2006-2015 si nota come un lavoratore Lapam in pratica non abbia conosciuto alcun incremento della retribuzione, vedendosi corrisposto nel corso degli anni la sola copertura dell'inflazione. 
Il risultato è che un lavoratore Lapam, che già percepiva retribuzioni più basse su base mensile rispetto ad un collega inquadrato nel contratto del commercio, ha visto aumentare il suo potere d'acquisto su base annuale di appena 10 euro al terzo livello, mentre il confronto con il collega del commercio risulta impietoso, in quanto quest'ultimo ha riscontrato incrementi annuali pari a 1.280 euro. 

Come se tutte le differenze appena esposte non bastassero a generare insostenibili differenze tra lavoratori di pari professionalità nella nostra Provincia, il contratto di Lapam prevede anche una classificazione del personale che in alcuni casi presenta inquadramenti inferiori, a parità di mansione, rispetto al contratto nazionale del terziario anche di due livelli, disagio solo parzialmente mitigato da meccanismi di progressione degli inquadramenti fino al terzo livello. 

Il contratto Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia firmato da Fisascat-Cisl prevede inoltre per il personale di prima assunzione inquadramenti al sesto livello, il livello più basso possibile, con meccanismi di progressione automatica che portano al terzo livello, inquadramento medio nel settore, solamente dopo 11 anni di lavoro. 

Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil ribadiscono inoltre come non abbiano ancora ricevuto alcun testo contrattuale sottoscritto da Lapam e Fisascat-Cisl nelle scorse settimane, e tantomeno abbiano ricevuto alcun riscontro sulle modalità di voto e sui partecipanti alla votazione promossa da Fisascat-Cisl che a nostro avviso non sembra aver ottenuto i riscontri plebiscitari sostenuti nelle scorse settimane, né in termini di voti favorevoli né in termini di partecipanti alla votazione. 

Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil continuano a chiedere il ritiro della firma e la riapertura del tavolo negoziale e stanno anche valutando possibili interventi volti a chiarire la validità del contratto applicato in Lapam Federimpresa Modena-Reggio Emilia, anche alla luce della estromissione della Cgil e della Uil dalla valutazione del rinnovo contrattuale. Rinnovo che non sembra essere in pieno accordo con l'art. 36 della Costituzione nella parte in cui recita “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.